After The Wall. Di Francesco Merenda

Foto di Francesco Merenda

Est. Solo un ricordo. Per i più giovani, nemmeno un ricordo. E in quel ricordo, a vivere, soprattutto dolori e spie, divise, e un muro.

Eppure c’era una malinconia lieve. Nel gelo di Alexanderplatz, freddi i muri e così i cuori, pulsava nascosto e impronunciabile un sentimento potente. Così potente che non poteva essere espresso. Nemmeno, forse, se il regime non lo avesse impedito, quel sentimento avrebbe superato la barriera dei cappotti pesanti. E così si raggomitolava in quella malinconia, scritta su ogni volto e su ogni insegna dalla luminosità incerta e traballante.

After-The-Wall-n.31Friedrichstraße non è più luogo per incontri clandestini e documenti cifrati che passano di mano. E’ una sirena occidentale dai negozi fosforescenti, che alla sua fine sfodera il passato, parrebbe, solo per esibirsi presente. Non si passeggia più, quattro passi fino al muro, per una sigaretta. Le vetrine dorate scaldano di più.

Certo sarà sola suggestione, ma ancora lo respiri, in qualche angolo, davanti a una lavanderia o dentro un portone. Ancora sembra aleggiare quella malinconia lieve, come se la cipria nuova non potesse cancellarla, sentimento irreversibile.

Camminare dentro un ricordo che è materia e che vive, incollato sui muri delle case. Attraversare strade che non sanno più quale sia il loro tempo, e così ne raccontano uno soltanto. Fermarsi sulla riva del fiume, dove tutto è immobile, carico di un odore che non è mai mutato.

Ma è solo suggestione. Est, nemmeno un ricordo.
Un’icona, di colore grigio. Sbiadito.

FM


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Una Nota, di Paola Palmaroli

Classe 1963 Francesco Merenda è un viaggiatore che sa fermarsi non solo a guardare dove i suoi passi lo hanno condotto, ma soprattutto ad ascoltare le voci, la musica, il suono dei silenzi che esprimono umori e vissuti dei luoghi e delle persone che ci vivono o ci hanno vissuto.

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Francesco Merenda, Oranienburger Straße, Berlin

Ci sono città che entrano subito nelle nostre corde, le sentiamo nostre fin dalla prima visita e scoperta: Berlino per Francesco non è più solo una capitale europea stimolante e pregna di vitalità, capace di far convivere con la modernità il desiderio di divorare se stessa ed il proprio passato innestando nella nostalgia una malinconia che ti lascia sempre un sorriso dentro l’anima od una melodia nelle orecchie.

Berlino è per un viaggiatore e cacciatore di anime un confine spazzato via dalla storia e di volta in volta nuovamente visibile ad occhio nudo tramite gli echi che giungono da un presente che ama denudarsi del passato lasciando gli indumenti in ogni dove, in ogni angolo della città. Berlino è per Francesco come la rosa dei venti per i marinai, lì si sono dati appuntamento pensieri e suggestioni che navigano ancora oggi tra le correnti dei cielo e della terra e non serve neppure dargli un nome perchè non l’ha mai perso: il “destino”.

Percorrendo vie, strade, piazze, nuove e vecchie prospettive architettoniche ci sono mura e fondamenta di ogni tipo, quelle del pensiero europeo come dell’uomo che qui ricerca una, mille ragioni per continuare a percorrere i confini del proprio destino fino a farlo suo.

P.P.

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 Tutte le immagini dell’articolo sono di Francesco Merenda
Tutti i diritti sono riservati

 

 

4 Comments

  1. fetch_69 1 settembre 2015 at 16:33 #

    Un viaggio per immagini in perfetto stile nostalgico, con un bel ritmo tra intimità e ribalta, introspezione ed analisi visiva. Un elevato corredo di sapienza nelle inquadrature e nel saper cogliere gli aspetti comunicativi ed empatici della scena.
    Uno stile visivo proprio, al quale l’autore non rinuncia (con grande sicurezza e coerenza) anche quando significa spingersi verso territori più consoni ad una rappresentazione “impassibile” e passiva del paesaggio urbano circostante.

    Complimenti Francesco!

    • Francesco Merenda 1 novembre 2015 at 02:07 #

      Una lettura attenta, precisa e…. sin troppo lusinghiera Fetch.
      Ti ringrazio, per l’apprezzamento e per il costante aiuto alla comprensione, all’interpretazione della “cosa fotografica”.

      F

  2. Carlo Antonio Atzori 2 settembre 2015 at 11:18 #

    Un sequenza fantastica di fotografia, passione e talento, un viaggio, sopratutto, dentro il tuo modo speciale di guardare fuori e dentro te, come succede solo a chi ha passione vera, per la vita, in particolare. Chapeau!!!!!!

    • Francesco Merenda 1 novembre 2015 at 02:10 #

      Fotografia come osservazione del circostante…
      Interpretazione che mi piace Carlo, e che condivido.
      Nessuna ricerca d’arte. Solo, come dici, passione, prima di tutto per la vita.
      Da cercare, e provare con la fotografia a trattenere.

      Grazie, di una lettura viva. Lettura di chi la fotografia la ama davvero
      F

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