Volti. Di Silvia Pasqual

 Foto di Silvia Pasqual

Molte persone, quando sono tornata, mi hanno chiesto “Ma perché proprio l’India? E’ sporca, povera, inquinata”. Posso rispondere chesono andata in India perché è un altro mondo, e quando viaggio cerco sempre di andare in posti lontani, non solo geograficamente, ma anche culturalmente.

Sguardi profondi, mai indifferenti, dentro volti segnati dalle difficoltà della vita. Donne avvolte in bellissimi sari colorati, bimbi curiosi di conoscerti e di sapere da dove vieni e che cosa fai. Il colore non manca mai, è nei muri, negli abiti, negli sguardi: un inno alla vita, tale da farti dimenticare della sporcizia e della povertà, che spesso ti circonda.

Per dirla alla Tiziano Terzani “Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. E’ sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani. Ma così è l’amore: istintivo, inspiegabile, disinteressato.”

Silvia


Foto di Silvia Pasqual

Una Nota, di Francesco Merenda

Silvia. Veneta, classe 1986.
4 anni di fotografia, da autodidatta. Dal paesaggio al ritratto, in un percorso che non sembra trovare la luce vera di una soddisfazione piena. Poi, la scoperta più semplice. Nel viaggio. Nel mondo. Nell’incontro con una realtà che di colpo svela tutto il suo potenziale. Tutta quell’energia che soltanto la vita, quella che scopri nuova a ogni angolo, è in grado di sprigionare, in un concentrato di straordinaria semplicità e suggestione inaspettata, di verità fantastiche e dell’irresistibile fantasia del vero.

Silvia Pasqual

Sono sempre stato sensibile ai luoghi. Si trattasse di una città oppure di una stanza d’albergo, di un porto o un giardino di periferia. I luoghi respirano, hanno un corpo e, pare, un’anima. I luoghi sono fatto fisico, ma ogni possibile nostro senso in realtà li incontra. E così li annusi, li tocchi, ne percepisci una nota ostile o amica, tu li guardi, e pare che loro guardino te.

E i luoghi sono la gente che li anima o che li ha creati, sono deserti in cui le presenze le devi sentire nell’aria, o sono invece formicai di sguardi che s’incrociano e t’incrociano, pressanti e inevitabili.

Per le cose della vita, per il mio lavoro, per una spinta antica verso ogni forma di est, l’incontro con l’India avviene molti anni fa, quasi per destino. E diventa nel tempo rapporto vivo e ambiguo, con una terra che ti accoglie spesso senza vederti, come se fossi lì da sempre, e che allo stesso tempo ti legge incomprensibile. E così lei si rivela e si mantiene per te. Più credi di afferrarla, di comprenderla nell’istante perfetto, e più ti rendi conto che ancora ti sfugge tra le mani. E che ogni segno, appena intuito, cambia di colpo le sue forme e il suo colore.

India mistica e confusa, che si contraddice a ogni angolo, che ti mostra senza vergogne l’amore più puro e la più nuda crudeltà. India che si esprime in mille e mille forme.

E quegli sguardi sono forse la forma più intensa. Quella che più ti rimane addosso. Negli occhi, ma più probabilmente sulla pelle tutta. Sguardi che sanno essere severi e stupiti nello stesso istante, che ti penetrano fin dentro le ossa o che sembrano attraversarti e andare oltre, lontano, senza avere coscienza di te alcuna.

A quegli sguardi ha guardato Silvia. E loro a lei. O forse oltre, per mezzo di lei. Sguardi con un mondo intero dentro, ognuno, che non sai se contiene tutte le risposte o soltanto tutte le domande possibili.
Sguardi in cui fermarsi, per un istante almeno. Non per comprendere, ma piuttosto per perpetrare ancora e ritrovarle nuove, tutte le domande possibili.

Francesco Merenda

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 Tutte le immagini dell’articolo sono di Silvia Pasqual

Tutti i diritti sono riservati

 

 

2 Comments

  1. Francesco Merenda 6 febbraio 2016 at 11:31 #

    Complimenti a Silvia, per un racconto che a tratti sa rivelarsi davvero di straordinaria intensità.

  2. euegnio 16 febbraio 2016 at 15:14 #

    Complimenti una serie di ritratti uno più comunicativo dell’ altro.. complimenti

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