Apocaliptyca. Di Maurizio Valoppi

Dieci

“la letteratura apocalittica nasce per aiutare a sopportare l’insopportabile”
Paul Beauchamp

 

Apocaliptyca

 

Una breve presentazione… mi chiamo Maurizio e sono dei Gemelli.

Perché dico questo? Perché sono uno che si stanca presto, che ha bisogno di novità, di rivoluzionare ogni tanto il proprio modo di vedere le cose, di avere incentivi esplorando nuovi “mondi”…

Sarà per questo che negli ultimi anni ho frequentato corsi per fare la pizza in casa, poi il pane e infine i fritti… sono anche diventato un “consumatore consapevole” di birra artigianale, frequentando diverse serate sul tema… e tutto questo dopo essere stato praticamente astemio per tutta la vita!!!

Ma cosa c’entrano queste mie divagazioni con il tema della fotografia?

SeiC’entrano, c’entrano… la fotografia è la mia compagna di vita dall’età di 15 anni, da quando ho assistito alla magia dell’apparizione dell’immagine latente nella camera oscura di un mio compagno di classe… ed è stato amore a prima vista!

E poi il regalo di mamma e zio: una incredibile Nikkormat con il 50 f1,4!!!

E dopo, le esperienze di viaggio, le tantissime stampe in bianconero, le prime diapositive, i corsi fotografici, il Club “L’Immagine” di Roma, guidato da Roberto Zuccalà, i concorsi vinti, le mostre…. e poi lo Studio Fotografico e il diploma dello I.E.D. di Roma…

Professionismo… ecco sorgere una domanda spontanea: un professionista rimane anche un fotografo?

Una domanda che mi è riecheggiata per anni nella mente, fino a che non ho preso la decisione più importante della mia vita fotografica: sono tornato al mio Club di origine… e ho scoperto di nuovo il piacere assoluto di scattare in libertà, anzi in LIBERTA’!!!

Da tutto questo nasce APOCALIPTYCA, uno degli ultimi miei lavori, o ricerche, o espressioni… decidete voi.

Una serie di immagini che rappresentano una catastrofe incombente, un pericolo costante dietro l’angolo, la negazione totale della serenità che sfocia nella pazzia umana. Quella che potrebbe decretare la fine di tutto e di tutti in un microsecondo… quella a cui tutti dovremmo voltare le spalle.

Non aggiungo altro. Le immagini devono parlare da sole.

Maurizio Valoppi

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UnoDueTreQuattroCinqueSeiSetteOttoNoveDieciUndiciDodici

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Una nota sul portfolio dell’Autore (a cura di Paolo Albertini)

Irrequietezza personale e artistica, necessità di esprimere momenti della nostra vita, desiderio di evadere dagli schemi, insofferenza per le regole… almeno per “certe” regole, laddove esse siano scambiate erroneamente per assunti anapodittici e invalicabili… quante volte abbiamo letto queste parole, a proposito di questo o quell’Autore, a supporto di qualche lavoro al quale, per certi versi, era difficile affiancare una logica di lettura di tipo “classico”?

La tentazione di usare lo stesso “incipit”, nel caso di Maurizio Valoppi, è un qualcosa dal quale desidero tuttavia affrancarmi. L’Autore si racconta e ci fornisce già una sua chiave di lettura, attraverso la quale il lettore può muoversi autonomamente per ritrovare o meno i tasselli appena accennati o del tutto mancanti, fino a ricostruire il “puzzle” espressivo di “Apocaliptyca” nella sua interezza. Ben poco resterebbe a questo punto da aggiungere, ma…

Maurizio Valoppi

Maurizio Valoppi

Dietro ad un obiettivo fotografico c’è sempre un uomo, una storia, una parabola di vita che nel corso del proprio “tracciamento” sul firmamento della storia cerca di lasciare una sua impronta, un senso della propria esistenza, un segno tangibile della propria irripetibile unicità. Per me, che conosco ormai Maurizio da diversi anni, avendo con lui condiviso l’esperienza decisiva dell’”Immagine” di Roma, questa premessa è ancor più fondamentale e ineludibile per comprenderne i lavori, e questo non meno di altri che lo hanno preceduto.

“Apocaliptyca” nasce certo attraverso un’intuizione legata a doppio filo con il desiderio di sperimentare il nuovo lessico digitale che il nostro tempo ci ha messo a disposizione, ma anche come risultato di un lungo e tutt’altro che lineare processo di “rifinitura” dell’idea iniziale. Qualcosa che esula assolutamente dalla semplice sovrapposizione di soggetti e angolature, ma che al contrario – come in un ipotetico viaggio a ritroso – porta l’Autore a riscoprire prima di tutto quegli ambiti e quegli elementi che meglio si prestino ad essere rivissuti attraverso la drammatizzazione di un concetto. Forme, luci, ombre, e cioè quei cardini imprescindibili attraverso i quali si snoda da sempre la fotografia che mostra spessore e supera l’onta del tempo, elementi senza i quali ciò che resta è troppo spesso immagine latente di una sterile mancanza d’idee.

Forse un giorno queste immagini saranno riportate alla luce in una nuova era dell’Uomo, e chi avrà la fortuna di poterle osservare si stupirà di chi certe catastrofi aveva con largo anticipo preconizzato, almeno a livello teorico, compiacendosi dell’esservi sopravvissuto…

Paolo Albertini

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Maurizio Valoppi, nel web

Email to Maurizio Valoppi

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32 Comments

  1. zri 26 maggio 2014 at 10:02 #

    da subitto attratto ! per uno che come me ama l’opera di Zdzslav Beksinski ….difficile sfuggirmi! =,.0 le tua cre_azioni non passano inosservate! teso ,dinamico ..più conflitto interiore che ricerca !

    • maurizio valoppi 27 maggio 2014 at 12:19 #

      Grazie per la tua attenzione zri!
      Il tuo commento è particolarmente apprezzato… chi mi conosce sa che spesso sono solare e persino divertente, ma le tensioni le viviamo tutti, no?
      Diciamo che questa forse è la mia “DARK SIDE”, magari viene fuori poco spesso, ma quando esce esce … e il modo migliore che conosco per esprimere il mio stato d’animo è “imbracciare” la macchina fotografica.
      … I gemelli… che strani personaggi… 😉

  2. zri 26 maggio 2014 at 10:09 #

    ps. sei uno che si “nutre” di influenze astrali ? anche io dei gemelli !

  3. Francesco Merenda 27 maggio 2014 at 13:08 #

    Lavoro di assoluta energia Maurizio.
    Irrequietezza apocalittica che si sprigiona potente, scatto dopo scatto, senza che la tensione si allenti per un solo istante…

    Al di la degli elementi di sperimentazione, della attenzione e intelligenza tecnica, della verve progettuale, credo che, comunque, la fotografia possa considerarsi grande quando è capace di esprimere con forza e personalità un potenziale emotivo, suscitando uno stato d’animo nitido.
    E in questo lavoro mi pare accada, davvero in modo vibrante.
    Uno dei progetti migliori, per me, visti nella Gabbia!
    F

  4. Dario Mariantoni 27 maggio 2014 at 14:11 #

    Un bel lavoro davvero Maval, nel suo complesso mi pare che rispecchi il periodo storico che stiamo attraversando in modo molto adeguato; tuttavia in mezzo ad un marcato pessimismo io qualche spiraglio di fiducia lo vedo e come. Complimenti a te! ciao.

  5. maurizio valoppi 27 maggio 2014 at 14:31 #

    Grazie per le tue belle parole, Francesco.
    Questo “lavoro” effettivamente è stato eseguito di getto, tutto in una volta.
    L’uscita l’ho effettuata a bordo di uno scooter che mi ha portato in giro in luoghi che in parte conoscevo, ma in parte ho “scovato”… così adatti a quel che avevo dentro.
    La post, dopo aver effettuato più scatti sullo stesso fotogramma, è servita solo ad accentuarne la forza e potenza… mantenendo alta la tensione, proprio come tu hai scritto, cogliendo in pieno nel segno!
    Mi emoziono a leggere quel che hai scritto e credimi, è difficile che accada!!!
    🙂

    • Francesco Merenda 27 maggio 2014 at 18:25 #

      Caro Maurizio…. Ben capisco quel “eseguito di getto”, perchè è in genere lo stesso, unico approccio a me abituale.
      Tuttavia penso che ognuno di noi, quando si accosta al mirino e scatta, benchè tutto avvenga in un attimo, metta in quell’istante tutto il suo essere fisico ed emotivo, tutto quel mix di esperienze, suggestioni e storie, vissute o immaginate. Quelle ricchezze interiori grandi o piccole (ognuno ha le proprie…), che sono poi il nostro essere.
      Insomma… un istante, si, ma con molto, dentro….

      Ciao
      F

      • Maurizio Valoppi 27 maggio 2014 at 23:15 #

        Hai ragione Francesco… E ti sono grato per la puntualizzazione.
        Molti hanno bisogno di concentrazione e di pensare esattamente cosa fare in quel dato momento… Io sono fortunato, spesso il momento mi appare quando io sono pronto… O almeno mi sembra così! Difficilmente scatto tanto per scattare, so già cosa cercare per tirare fuori quel che ho dentro di me. Come tutti, io scatto principalmente per me stesso, se poi come in questo caso, si unisce il progetto alle proprie intime sensazioni, magari si ha la fortuna che ne possa venire fuori qualcosa di interessante anche per gli altri.
        E io spero che sia così.
        🙂

  6. Franco Olivetti 27 maggio 2014 at 15:45 #

    Immagini armoniche cromaticamente bilanciate. Nell’apparente confusione espressa da chi nella maturità artistica ha pensieri che stravolgono le certezze della vita e questo è tipico delle persone intelligenti. Questo mi trasmette amico mio. Complimenti, ottimo lavoro.

  7. maurizio valoppi 27 maggio 2014 at 16:21 #

    Caro Dario, grazie per le tue parole.
    Anch’io spero ed ho fiducia, ma nella vita ci sono innumerevoli alti e bassi e a volte, quando tutto ci sembra remare contro possiamo trovare conforto solo nel rappresentare quello che abbiamo dentro.
    Non mi è facile esternare con le parole e allora ricorro al mezzo a me più congeniale, quello fotografico.
    Spero di essere riuscito a trasmetterti tali sensazioni.
    P.S.: comunque rimango un ottimista! 🙂

  8. maurizio valoppi 27 maggio 2014 at 16:30 #

    Carissimo Franz! Ne abbiamo fatta di strada assieme e dal Maestro delle “somatizzazioni obbligate” non potevo che attendermi un commento del genere.
    E’ vero, di certezze la vita ne da sempre poche (vero?) e nell’animo spesso si accavallano pensieri di ogni sorta che si vogliono esternare…
    E a volte servono delle grida per farci sentire e tutta la nostra forza per farlo!
    Una vera LIBERAZIONE! Credimi! (ma tu lo sai già)
    Grazie amicomio. (solo una parola: vale di più!) 🙂

  9. ELISABETTA 27 maggio 2014 at 17:27 #

    “Il disegno è illusione: suggerisce tre dimensioni sebbene sulla carta ce ne siano solo due.”
    Questo diceva M.C.Escher uno dei miei artisti preferiti.
    I tuoi lavori mi hanno evocato subito i suoi disegni: l’intercambiabilità tra positivo e negativo, tra il dentro ed il fuori, tra il nero e il bianco
    Sogni e realtà trovano posto insieme in queste tue immagini così come nella nostra vita, che è fatta di frammenti di tristezza e di allegria, di maturità e di leggerezza, di soddisfazioni e di delusioni: l’importante è rimanere sempre sè stessi!
    Ciao Mau

    • maurizio valoppi 28 maggio 2014 at 11:24 #

      Gran bel commento Elisabetta!!!
      Anche io amo molto Escher, e amo le foto che raccontano tante cose…
      Sogno e realtà! Ecco! Sono proprio alla ricerca di queste sensazioni che si accavallano tra loro e che, in fondo, come tu dici, ci riportano a quella che è la nostra vita di ogni giorno.
      Sottolinearne la parte “Apocaliptyca” , non fa altro che spingerci a cercare una via di uscita, magari proprio nella leggerezza e nell’allegria …
      Grazie davvero per le tue parole Elisabetta!
      .-)

  10. Pasquale Amoruso 27 maggio 2014 at 20:54 #

    Un originale lavoro, studiato e concepito come solo tu sai fare, chi ti conosce sa che questo è il tuo modo di esprimere la fotografia e qui non ti batte nessuno, costruisci un mondo che si regge piu che su strutture su trasparenze , sovrapposizioni e passaggi, rendi aleatorio il materico ed enfatizzi l’astratto. Un abbraccio fraterno grande Amico!

    • maurizio valoppi 28 maggio 2014 at 11:31 #

      Dal tuo commento, carissimo amicomio, capisco che siamo entrati in totale sintonia.
      L’astrattismo di queste immagini è servito per tirare fuori il mio mondo interiore.
      Però devo dire che non è stato difficile stavolta: è bastato lasciarsi andare.
      Come per te non è stato difficile trovare la giusta chiave di lettura… forse perchè in ognuno di noi c’è una DARK SIDE che fa capolino e, a volte, ci prende…
      Quanto tempo passerei a discuterne con te…
      🙂

  11. annamarelia 27 maggio 2014 at 23:12 #

    Hai interpretato un apparente caos con una armonia di linee ed uno spazio del colore molto ben dosati, ciò vale a dire che questo tuo lavoro è veramente “speciale” chapeau !!!!

  12. annamarelia 27 maggio 2014 at 23:25 #

    …… e Rolà ne sarebbe stato felice e fiero di Apocaliptyca !!!!! 😉

    • maurizio valoppi 28 maggio 2014 at 11:49 #

      Spero davvero che Rolà, sorrida a mezza bocca come faceva quando era davvero felice ed orgoglioso del suo GRUPPO.
      Se sono arrivato a concepire immagini e poi a scattare davvero, è solo merito SUO!
      Quando sono approdato al Club L’Immagine, ero un viaggiatore-documentarista come ce n’erano tanti.
      Lui ha saputo tirarmi fuori pensieri, argomenti, sentimenti e mi ha insegnato a metterli sulla pellicola (allora!).
      Ho ancora impressa in mente la sua profonda conoscenza e la sua capacità di comprendere e stimolare gli altri… penso che in molti debbano tanto a Roberto Zuccalà!
      Io sicuramente e ne sono orgoglioso. Come sono orgoglioso dei tuoi complimenti, mia cara Annamarelia! Sei una grandissima donna e una grandissima fotografa, la tua approvazione vale moltissimo per me!
      🙂

  13. Simona Perciballi 28 maggio 2014 at 12:33 #

    L’intrecciarsi di linee, creando quello che a prima vista appare un groviglio caotico e direi quasi di un senso ineluttabile di un movimento infinito e perpetuo, genera altre forme geometriche in continua evoluzione, da qui il sussulto di ricercare se stessi e trovare l’unica via percepibile solo all’occhio di colui che sa osservare e vedere. Anche se alle volte si genera un senso di impotenza e soffocamento, è proprio questo che spinge se stessi a valicare i propri confini.

    • maurizio valoppi 28 maggio 2014 at 16:48 #

      Carissima Simona, e tu sai quanto davvero mi sei cara, apprezzo davvero quanto mi hai scritto.
      E’ come se avessi letto nei miei pensieri e capito cosa mi abbia ispirato e portato a scattare tali immagini, è bello sapere che oltre al noto, ci lega anche questo filo conduttore.
      So che hai sempre apprezzato i miei lavori, ma avere il tuo “placet”, la tua incondizionata approvazione per questo, che oggettivamente non si presenta come un percorso facile da seguire, mi da più forza per continuare a perseguire le strade che sento profondamente “mie”.
      Un abbraccio fortissimo.
      m

  14. roberto rognoni 28 maggio 2014 at 12:44 #

    lo sai quanto mi piacciono queste foto, non so come rappresentarlo con le parole.
    sei un grande creativo
    ammirato ….. un abbraccio roby

    • maurizio valoppi 28 maggio 2014 at 16:51 #

      Ho sempre tenuto al confronto con quelli che considero i “migliori” e tu, per me, sei sempre stato un Grande da prendere ad esempio.
      Leggere queste poche righe nella forma, ma così intense nella sostanza, mi riempiono di orgoglio!
      Grazie davvero, amicomio!
      Sono onorato di conoscerti e seguirti.
      maurizio

  15. alessandro melchionn 28 maggio 2014 at 19:58 #

    meraviglioso come sempre Mauri.

  16. Roberta Sorace 29 maggio 2014 at 11:53 #

    Mio caro amico,
    mi hai lasciata senza parole…e da gemellina capirai cosa intendo.
    Hai saputo dar voce attraverso queste immagini bellissime, ed inquietanti al tempo stesso, alle sensazioni oscure che ognuno di sa di avere ma che cela gelosamente dentro di sè, perchè sa di considerle negative.
    Hai interpretato, e messo a nudo, le tue emozioni: luce ed ombra insieme…ruderi di palazzi lasciati all’incuria umana ed in attesa di una nuova identità, nuove strutture che attendono solo di essere reinterpretate e vissute…
    Le emozioni dovrebbero essere vissute nella loro pienezza, e Maestro è chi ha la generosità di farlo nella condivisione con gli altri.
    Tu lo hai appena fatto.
    Robertinasan

    • maurizio valoppi 29 maggio 2014 at 14:41 #

      Robertinasan,
      ho davvero apprezzato molto la tua lettura delle immagini.
      In questo caso, è vero, ho interpretato e messo a nudo le mie emozioni.
      La fotografia spesso è specchio della realtà, questa è lo specchio del mio io, quello che vive di alti e bassi, quello che sa godere della vita, ma soffre di malinconia per quello che è perduto per sempre.
      Solo chi ha dentro di sé tali sensazioni o chi è dotato di spiccata sensibilità, coglie quello che tu, amicamia, hai saputo cogliere.
      E te ne sono davvero grato.
      mauri

  17. Marco 30 maggio 2014 at 12:06 #

    Forse e’ questo tuo percorso, il tuo annoiarti, che ti porta spesso a vedere cose in modo cosi’ personale. Intrigante. Un lavoro affascinante quanto la mente umana… da sobria! 🙂

    • Maurizio Valoppi 2 giugno 2014 at 23:19 #

      Carissimo Marco.
      Tutto vero. E tu mi capisci!
      La noia spesso diventa molla per cercare fuori e dentro di sè tante cose, per “vedere” tante cose, per provare a proporre tante cose agli altri sperando che queste arrivino loro, come già è successo a te…
      Magari chi è più curioso riesce a percepire quel che c’è dietro, ma il bello è anche sentirsi dire “mi piace e non so perchè… Mi affascina!”
      Ma vuoi sapere qual’è veramente la cosa più bella? È dare sfogo ad un progetto e sentirsi appagati! Proprio come è successo a me… E ci si può stordire dopo, magari con gli amici! 🙂

  18. Valentino 4 giugno 2014 at 11:20 #

    Non ce la fai più a vedere le cose che si succedono così come si succedono attraverso una lente. Capisco. Usi questo strumento perché è il tuo strumento: che annusa, filtra e poi caccia. Ne potresti utilizzare altri. Il mezzo è solo un mezzo, un mezzo solo. Questa è arte: acchiappare la luce e saltarle addosso frantumandola, plasmandola. Bel percorso Maval.

    • maurizio valoppi 5 giugno 2014 at 16:19 #

      Sapevo che mi avresti stupito, caro Valentino…
      Si, lo ammetto: è un bel percorso, a patto che io continui a cercare, ricercare, filtrare (come dici tu) e poi usare il mezzo a me più consono…
      E’ un percorso bellissimo perché fa da contraltare ad anni di fotografia “controllata”, di lavoro commissionato che mi ha (aveva) abbrutito un po’…
      Non che lo disconosca, mi ha fatto crescere tecnicamente, ma non voglio più limiti.
      Provo ad andare oltre, non sempre ci riesco, non sempre vengo capito, ma sto bene… sto bene io e tanto basta…
      Mi piace davvero.
      Grazie Vale, Mauri-maval
      🙂

  19. Marco Romualdi 22 giugno 2014 at 12:05 #

    Non sono intervenuto, finora, perché volevo far decantare il mio stato di incondizionata approvazione di quello che proviene da Maurizio. …fino ad essere soggetto ad una sorta di preconcetto. …ma tant’è. …
    La decantazione non è riuscita … la mia adesione a questo filone espressivo di Maurizio ( tridimensionale) è diventata “apocalittica”

    • maurizio 28 agosto 2014 at 23:32 #

      Caro Marco, ti ringrazio non solo per le parole, ma anche per il tuo tentativo di decantazione… l’adesione finale al mio filone espressivo assume così un valore ancora maggiore…

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