Meditations. Di Angie Stergio

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The camera is an instrument that teaches people how to see without a camera
Dorothea Lange

 

Photografic Meditation, di Angie Stergio

 

The truth is I didn’t know what to write or where to focus when I was asked by the beloved Gabbia Armonica to write a few words about my photografic vision, or my work… So I went for a run.Running is my way of meditating… the mind doesn’t attache itself to thoughts, they come and go, passing by, giving room for ideas and truths to present themselves… And I realized that this is what photography also is to me.

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A kind of living meditation… How this works, will become clearer later…

The first thing I realized while running is that my work is a reflection of me, so I guess I would have to talk about how I see things…

Having sorted that out, the first thing I would also have to say is that it is impossible for me to take credit for my photos… I am proud, honoured and happy when and if they have some impact on others, but I think -and I realize every day- that photographs are “happening” through me and sometimes despite me… There is no planning, I never know what will come out… I just become a medium in a way I cannot explain. And I am always amazed by what is revealed to me and to others each time. So, yes, the photographs are me and at the same time they are not, not in a conscious way, anyway…

But the most important thing that I have come to realize through -my kind of- photography, is that the lens permits me to really “see” people. Not so what’s IN them, because I think this is impossible, but to look at them without preconceptions and all the usual “filters” created by memory and negative -or positive- experiences. To look at them with wide open eyes, like a child sees something for the first time. Open, positive, unreserved, non-prejudiced… And I believe this is the essence of love. I once recognized a big truth in the words of Dorothea Lange: “The camera is an instrument that teaches people how to see without a camera.” This is what meditation does. So, you see, photography is my kind of meditation…

 

 

Foto di Angie StergioFoto di Angie StergioFoto di Angie StergioFoto di Angie StergioFoto di Angie StergioFoto di Angie StergioFoto di Angie StergioFoto di Angie StergioFoto di Angie StergioFoto di Angie StergioFoto di Angie StergioFoto di Angie Stergio

Una nota sul portfolio dell’Autore (a cura di Francesco Merenda)

Personalmente adoro la fotografia di Angie. Appena incontrata la sua prima immagine, è scattato immediato quel qualcosa che magicamente accade, quando ti approssimi a un’opera di carattere artistico, e subito ti rendi conto che quel particolare linguaggio, quella specifica forma, riescono a parlarti con chiarezza, senza filtri, regalandoti un sapore. E leggere le note introduttive, che Angie ha scelto per presentare il suo lavoro, mi ha aiutato a dare definitivamente un nome alle sensazioni che, prima, istintivamente, sue fotografie avevano saputo con tanta energia stimolare.

DSC_0148 - Version 2Angie Stergio, 44 anni, di Atene. E un’esperienza fotografica ancora sufficientemente innocente…

Forse, la vera forza delle sue immagini. Che esprimono prima di tutto istinto e ingenuità, osservazione del mondo immeditata e curiosa, alla ricerca di un qualche possibile vero, ancor prima che di un’idea di bello. E poi il tempo…. Molti grandi fotografi hanno subito il fascino del tempo, tempo trasferito per mezzo dell’immagine statica, e ridisegnato attraverso le molteplici vie che questo mezzo, la fotografia immobile e bidimensionale appunto, insospettabilmente può tradurre con forza straordinaria. Tempo che emerge nella fotografia di Angie come protagonista, come fattore essenziale che, dentro ogni scatto, si lascia avvertire e interpretare come vivo e presente. E non sarà forse un caso il suo dirci che, per raccontare con le parole se stessa e il suo lavoro, l’idea migliore è stata quella di mettersi a… correre!

Come non è un caso che Angie, nel raccontare il suo approccio alla fotografia, scelga parole quali “stupore”, o parli di un tentativo di scoprire se stessa in fondo, attraverso il succedere delle cose intorno a lei. O, ancora, che non si preoccupi tanto di vedere “fotografie”, bensì “persone”. Conferma, quindi, che quell’elemento di curiosità, umana, personalmente e intimamente sua, è la vera molla che la spinge a cercare di fermare l’universo che la circonda. Prima ancora che per produrre un’opera artistica, per poterlo riconoscere e poter tentare di comprenderlo.

Osservazione che Angie definisce senza pregiudizi, senza riserve, senza filtri.

Possiamo noi accostarci alle cose senza pregiudizio o filtri? Personalmente ho sempre creduto di no. Ma penso anche che la purezza interiore non sia la stessa per ognuno, e quel che lei dice diventa credibile e vero, non già perchè confidiamo nella sua capacità profonda e oggettiva di leggersi (impresa titanica, anche per i più eletti), ma semplicemente perchè questo arriva, candido e trasparente, attraverso le sue fotografie.

In ultimo, Angie accosta, sepppur indirettamente, la sua idea di fotografia al concetto di amore. Sottolineando come uno sguardo aperto e positivo, come quello del bambino che lei richiama, il quale osservi qualcosa per la prima volta, è in fondo proprio questo: atto d’amore.

E forse è per tutto questo, così immediatamente presente, così privo di mascherature improbabili, così tangibilmente fanciullo, che io adoro la fotografia di Angie…

FM

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6 Comments

  1. Angie Stergio 22 febbraio 2014 at 16:02 #

    I have no words to express the gratitude and the honour I feel for this great opportunity from La Gabbia Armonica and Francesco Merenda. A big thank you from my heart for this beautiful presentation and the sensible words of Francesco, full of sentiment and understanding for my point of view. I will do my best to live up to your expectations. Thank you so much!

  2. Paolo Albertini 22 febbraio 2014 at 16:06 #

    Comprendere e amare un lavoro che per molti versi si allontana da un approccio consolidato del vivere la fotografia, utilizzando un linguaggio spontaneo, immediato, vicinissimo a quei frammenti d’immagine latente che vanno inconsapevolmente formandosi sulla retina di chi osserva…

    Questo è quello che mi è accaduto osservando nel tempo i lavori di Angie, qui ora riassunti in modo da poterne percepire tutto il valore complessivo, al di là di ogni singolo frame. Una visione spontanea, libera da canoni precostituiti, che probabilmente ci riporta molto più vicino alla realtà di qualunque significato si desideri attribuire a questo termine. Un’esperienza che al tempo stesso appassiona e disorienta, ma sicuramente “trasmette” anche emozioni di vita vissuta, e questo non è dono di tutti.

    Congratulazioni alla bravissima autrice per questo suo nuovo portfolio, e un plauso alla magnifica introduzione di Francesco Merenda.

    • Angie Stergio 22 febbraio 2014 at 17:59 #

      A big thank you from my heart Paolo for the beautiful words and this warm welcome. I am always overwhelmed by your kind comments and as ever grateful…

  3. Francesco Fraliga 24 febbraio 2014 at 17:06 #

    Hello Angie i am happy for you.Congrats Francesco Fraliga Lorusso

  4. maurizio valoppi 5 giugno 2014 at 16:28 #

    “Vedere” senza filtri… la tua è una fotografia bellissima.
    Mille volti, mille storie…
    Mille vite.
    Amo le tue immagini, Angie…

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