Senza Identità. Di Roberto Pireddu

Gairo, May 5th 1950

Nella Gabbia Armonica, le immagini di Roberto Pireddu, le sue “figure senza identità”

 

“Figure senza identità. Luoghi abbandonati simbolo del tempo che scorre inesorabile. Questi sono gli elementi che caratterizzano la mia fotografia. I miei scatti si nutrono di ombre soffuse e sagome appena accennate. Vogliono scatenare nelle persone un sentimento, un’emozione, un ricordo. Un’ombra è la figura più idonea a rappresentare tutto questo poiché ognuno si può ritrovare in essa. Le mie ambientazioni rappresentano il segno del passaggio in una situazione in cui ci siamo, o ci troveremo catapultati, almeno una volta nella nostra vita. Creando composizioni senza collocazione, dimenticando spazio e tempo, voglio generare fantasie personali di un viaggio, senza andata né ritorno.”

 

AfraidChoicesDescentEmptinessFracture pointGairo, May 5th 1950Light bathOld habitsRemember to liveRinizio a RivivereThe memory remainsTogether again

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Roberto Pireddu

Roberto Pireddu

Sono nato il 5 ottobre del 1984 a Cagliari e ho passato 28 anni della mia vita senza aver mai tenuto in mano una macchina fotografica.
La scoperta della fotografia è avvenuta poco meno di un anno fa, e totalmente per caso.
Ma è stato subito come se io e lei ci conoscessimo da sempre. 

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Una nota sul portfolio dell’Autore (a cura di Paolo Albertini)

Dalle scarne righe di accompagnamento che l’Autore ha fornito a corredo di questo interessante lavoro, certamente non immediato nella sua sintassi ma tuttavia in grado di farsi strada nell’intricata trama sensoriale del nostro “io” interiore, emerge con sufficiente chiarezza il profilo di Roberto Pireddu. Così com’è giovane il suo rapporto con il mondo della fotografia, e per questo forse non troppo influenzato da modelli di riferimento esterni, così anche il suo portfolio ci si presenta per certi versi come un “percorso aperto” a chiunque voglia immedesimarsi – almeno per qualche attimo – nel ruolo del protagonista ombra.

In quasi tutte le immagini c’è un’ambivalenza evidente e a tratti estrema tra una “dimensione interna”, ben percepibile benché avvolta per lo più nel dubbio profondo dell’ombra, ed una “dimensione esterna” tutta da decifrare, dalla quale tuttavia proviene direttamente o indirettamente la luce. Una metafora del rapporto tra se stesso, immerso nell’ineluttabilità di un tempo che non può essere “addomesticato”  e che mostra il venir meno di un sistema di certezze, e la possibilità – tutta da verificare – di evadere in una condizione “alternativa”, non sappiamo se reale o immaginata, ma certamente estranea al microcosmo del protagonista. Sembra piuttosto che quest’ultimo, pur ravvisando l’opportunità di accedere a questa dimensione “vitale”, voglia invece continuare a muoversi sulle macerie dei propri ricordi, fors’anche dei propri errori, per comprenderli, farli davvero propri, riconoscere se stesso e alfine ritrovare attraverso di essi la propria identità smarrita.

Due sole immagini esulano dal contesto sopra esaminato, quella in cui il protagonista sembra evadere verso la “dimensione esterna”, tuffandosi nella luce, e quella in cui – ormai proiettato in questo nuovo universo parallelo – condivide lo spazio ed il tempo con le “ombre” di altri suoi simili.

La sequenza delle immagini non è indicata, tuttavia appare ragionevole collocare queste ultime due proprio alla fine del racconto di Roberto, interpretando questo viaggio immaginario quasi come una “catarsi”, raggiunta la quale il protagonista esce dal suo stato e si accorge finalmente che il suo cammino attraverso la memoria rappresenti in realtà un percorso comune a molti altri, e forse per questo – come spesso accade – anche meno difficile da accettare e superare; proprio quel “passaggio in una situazione in cui ci siamo, o ci troveremo catapultati, almeno una volta nella nostra vita” al quale Roberto stesso fa accenno nella sua introduzione.

Ma questa fantasia “è senza andata né ritorno“, come a significare che ciò che è stato potrebbe essere ancora in futuro, come in un loop continuo che non rappresenta altro che lo svolgimento delle nostre vite.

L’impiego del linguaggio concettuale non è certamente nuovo, ma è qui interpretato da Roberto con elementi di novità, tanto più apprezzabili in quanto si tratta di un Autore che ha avuto un approccio recentissimo con il mezzo fotografico. La scelta dei tagli, la gestione “tecnica” del mezzo di ripresa, la codifica in un bianconero “solido” e adeguato al complesso tema della narrazione, sono elementi che concorrono anch’essi alla valenza del portfolio che ci è stato presentato.

Se questo rappresenta un ideale “incipit” per le produzioni future, penso di poter affermare senza timori che il futuro artistico di Roberto riserverà ancora molte interessanti sorprese.

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10 Comments

  1. Francesco Merenda 13 ottobre 2013 at 01:15 #

    Un lavoro splendido Roberto.
    Più volte ho avuto modo di apprezzare le tue immagini, e quindi non voglio ripetere qui cose già dette. Per questo… solo grandi e sinceri complimenti!

    F

  2. Roberto Pireddu 13 ottobre 2013 at 02:35 #

    Felice ed orgoglioso di essere qua. Grazie.

  3. Francesco lorusso 15 ottobre 2013 at 10:43 #

    Condivido i commenti precedenti,e come ti ho già detto credo tu abbia meritato questo articolo nel blog,per la qualità del tuo lavoro nel complesso.Un progetto come piace a me,si fa leggere come un libro.Ciao Francesco

  4. Antonio Anelli 15 ottobre 2013 at 12:06 #

    Splendido lavoro, sono rimasto colpito dalla tua narrazione e dal modo con cui l’hai presentata….
    Un caro saluto. Antonio

  5. Daniele Cusimano 15 ottobre 2013 at 12:23 #

    Avevo già apprezzato alcuni singoli scatti, vedere l’opera nel suo complesso è tutt’altra cosa. Si riesce al entrare nel racconto e apprezzare i rimandi tra le immagini. Complimenti

  6. Alberto 15 ottobre 2013 at 13:12 #

    Un’operazione organica, un percorso concettuale ben studiato e raccontato, che visto nel suo insieme rafforza enormemente ogni singolo scatto. Complimenti vivissimi sia per le foto, sia per il lavoro che hai fatto!
    Un onore averti ospitato, complimenti!

  7. Francesco "Sky" Lorusso 15 ottobre 2013 at 16:50 #

    Una serie che come è stato già evidenziato si fa apprezzare nel suo complesso oltre che nelle singole immagini, ottima la realizzazione a partire dal punto di vista concettuale, passando per i singoli frame sino al messaggio evocato e trasmesso. Complimenti, Roberto.

  8. Luca 31 ottobre 2013 at 15:22 #

    Malgrado il tuo approccio tardivo, hai velocemente fatto tuo il mezzo e comunichi disinvoltamente bene con queste immagini.
    Composizioni curate, un soggetto volutamente presente ed evanescente, una luce che infonde sicurezza in una via d’uscita, ma al contempo un buio che dietro ogni angolo può ricondurci a quell’ombra, quasi un fantasma di noi stessi…
    Sono immagini forti, molto lontane dal mio sentire, che ho apprezzato per la loro capacità di catalizzare un momento, una sensazione in cui , è vero, prima o poi nella vita capita di trovarsi, pur se in situazioni affatto differenti nel contesto, ma non meno “isolanti” di quanto da te rappresentato…
    Grazie per aver condiviso

  9. SEVENTH SON 4 novembre 2013 at 23:18 #

    una serie di figure senza identità , collocate in un identità architettonica ben precisa , un muro , una finestra , una scala , un paesaggio , circondano e avvolgono la mente in déjà vu di un passato sempre presente di un futuro imminente , una scala temporale per ricordare per evadere , per inoltrarsi oltre scavando e riesumando istanti lontani ma vicini , anime e ombre si mescolano in allucinati presagi , futuri avvenimenti di un presente passato, rievocati da incubi o sogni mai realizzati , in cui quiete avvolge e soffoca urla di dolore , muro per proteggersi , muro per nascondersi , evasioni da invasioni , qualsiasi sorte sara’ di queste figure senza identita’ una cosa certa rimmarra’ il declino e la pazzia dell’umanita’ rappresentata da cio’ che l’uomo ha creato per mezzo della sua pazzia ossia l’architettura , innalzando cattedrali monumenti edifici in nome di un dio , in nome di un dittatore , in nome del potere , rimmarranno solo solidi muri di una evanescente illusione , fin quando l’uomo continuera’ a creare muri , scale gerarchiche , dividere e separare saremo sempre illuse figure senza identita’ vaghiamo in lande oscure senza una propria personale intima meta….

    PS : scambia la penultima foto con l’ultima

  10. Marca Barone 4 febbraio 2014 at 12:14 #

    Bell’insieme. Sei riuscito a dare una visione introspettiva della vecchia casa; le figure si aggirano come le anime, i fantasma di chi ha vissuto tra quelle mura, tornati a rivivere momenti di vita per sempre irripetibili.
    Aleggia un’atmosfera onirica, raggi di luce riescono a penetrare ma senza riuscire a scardinare il buio dell’abbandono e dell’oblio, un vero racconto d’impatto emozionale.
    Tanti complimenti.

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